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martedì 5 febbraio 2013

L'OBBEDIENZA E' IL PREZZO DELLA LIBERTA'



Nonostante la sua inclinazione per la delega, Henry Eyring, il padre del secondo consigliere della prima presidenza della Chiesa (1), quando lavorava per una scuola di specializzazione, prese le sue responsabilità amministrative proprio sul serio e fedelmente ha partecipato alle riunioni del comitato amministrativo.
Anche la strategia amministrativa della scuola era stata pensata da Henry. Egli attrasse le persone e il denaro, e lui stabilì gli standard di lavoro, che hanno sollevato la scuola  portandola alla ribalta nazionale.
Per Henry, era una questione di principio, più che di dovere, partecipare alle riunioni e di svolgere le altre mansioni dalle quali egli invece avrebbe potuto facilmente sottrarsi. "Obbedienza", diceva spesso, "è il prezzo della libertà".
A titolo di esempio, ha affermato che la sua ragione per insegnare in più di un incarico completo di classi all'anno era che questo lo ha liberato dalla preoccupazione di mantenere almeno un requisito minimo di insegnamento. Il superamento di questo minimo, il suo ragionamento, lo lasciò senza problemi e preoccupazioni e così fu in grado di pensare ad altre cose.
La fede di Henry in obbedienza era radicata nel principio stesso del libero arbitrio che ha ispirato il suo amore per la libertà. Vide l'obbedienza come fonte di libertà: l'obbedienza ai principi evangelici può fare un uomo padrone di se stesso, e quindi del proprio destino, non ci può essere più libertà di questa.
Niente di importante è stato mai compiuto dall'uomo se non con l'obbedienza al principio corretto. L'obbedienza è il prezzo della libertà.

Con convinzione profonda, Henry citava spesso Joseph Smith per mostrare questo legame tra obbedienza e libertà:

“Voglio ricordare una frase che il profeta Joseph Smith fece e che la gente a volte dimentica: ogni bene che si ottiene in questa vita si basa su una legge. Se volete un pò di benedizioni, il Signore ha organizzato questo mondo in modo molto preciso, in modo che si ottiene la benedizione solo se si lavora per questo.”

In Dottrine e Alleanze si legge:

“Vi è una legge irrevocabilmente decretata nei cieli, prima della fondazione di questo mondo, sulla quale si basano tutte le benedizioni. E quando otteniamo una qualche benedizione da Dio, è mediante l’obbedienza a quella legge su cui essa è basata.” (D&A 130:20-21)

Henry ha insegnato che il binomio libertà-obbedienza da la risposta, non solo nella vita degli individui, ma anche per il destino delle nazioni.
Egli ha detto:
“Letteralmente non c’è fine alle verità scientifica e alle scoperte. Ma, purtroppo, il possesso di loro non risolve i nostri problemi. Noi non osiamo rallentare il nostro passo fino a quando un nuovo ordine mondiale in qualche modo realizzi, riconosca e conservi i diritti dell'anima individuale. Il mondo è veramente circondato da Armageddon. Solo se l'uomo riconosce il dilemma e matura spiritualmente possiamo evitare il disastro. Questo è stato a lungo predetto nelle Scritture. Ora anche i ciechi possono vederlo.
Ma non è il momento per la disperazione. È la nostra grande occasione. Se noi ed altri continuano senza esitare alla ricerca della verità in tutti i campi e vivere come insegna il Vangelo, il tempo minaccioso come il futuro sembra, noi possiamo superare la tempesta. Tuttavia, solo la nostra parte migliore è abbastanza buona.”

Come ha suggerito in questi passaggi, Henry è stato un patriota, riconoscente per le benedizioni dello Stato di diritto esistenti negli Stati Uniti d'America. Il suo profondo impegno per la legge di questa terra deriva in gran parte dall'aver visto la cruda realtà del diritto in Messico dove lui è nato
Del fatto che è stato costretto ad abbandonare la sua casa in Messico e tutto ciò che possedeva e dopo essersi stabilito negli USA, ha detto:

"Ho imparato i vantaggi di un governo stabile. La base stessa della civiltà è a norma di legge. Quando gli uomini iniziano a raccogliere e scegliere quale legge costituzionale si annulla, la scelta di anarchia è proprio dietro l'angolo. Ogni persona pensante deve onorare e sostenere la legge costituzionale. In questo grande paese una procedura regolare è prevista per la modifica di una legge impopolare. Nel procedere in qualsiasi altro modo può portare la giustizia nazionale al disastro."

In conclusione per Henry Eyring l’obbedienza alle leggi divine e dello stato di diritto portano alla libertà interiore e fisica. L’obbedienza è il prezzo che dobbiamo pagare.

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Note:
(1) Henry Eyring nato il 20 Febbraio 1901 nella Colonia di Juarez, Chihuahua, Messico. Ha conseguito un master  in Ingegneria della Metallurgia all’Università dell’Arizzona e ha poi conseguito il dottorato in Chimica all’Università di California. Dal 1962 al 1968 è stato membro della National Science Board (nominato dal Prsidente John F. Kennedy). Nel 1965 è stato presidente dell’American Association for the Advancement of Science dove riceve la Medaglia Nazionale della Scienza. Muore il 26 Dicembre 1981 a Salt Lake City.

Il contenuto di questo articolo è stato tratto dal libro di Henry J. Eyring "MORMON SCIENTIST"

L'ABORTO: DUALITA' FRA FEDE E POLITICA


 I mormoni credono nella santità della vita umana. Per questo motivo si oppongono all’aborto per trarne vantaggio personale o collettivo e la Chiesa consiglia ai suoi fedeli di non sottoporsi all’aborto, eseguirlo, incoraggiarlo, pagare o prendere accordi perché venga effettuato.

I mormoni considerano però alcune eccezioni e cioè quando:

1) La gravidanza è la conseguenza di violenza carnale o incesto.
2) Un medico competente accerta che la vita o la salute della madre è in grave pericolo.
3) Un medico competente accerta che il feto è affetto da gravi malformazioni che non permetteranno al neonato di sopravvivere dopo la nascita.

Però queste rare eccezioni non giustificano automaticamente l’aborto. L’aborto è una questione di estrema gravità e deve essere preso in considerazione soltanto dopo che le persone responsabili si sono consultate con i dirigenti locali della Chiesa e hanno ricevuto la divina conferma tramite la preghiera.

Per correttezza verso la laicità dello stato però la Chiesa non favorisce né si oppone alle proposte di legge o alle dimostrazioni pubbliche riguardanti l’aborto.
La laicità di uno stato democratico impone al politico di attenersi alla Costituzione sulla quale ha giurato di osservarla, che in Italia sancisce la sovranità del popolo e non di una sola fede o ideologia. 
I mormoni sostengono che l’aborto legale non obbliga nessuno ad abortire contro la propria volontà e che leggi contro l’aborto finiscono per imporre una dottrina religiosa a persone di altre fedi. Questo è inaccettabile per i mormoni in quanto la fede non si predica con imposizioni legislative.
Di questo concetto costrittivo la Chiesa, ultimamente, ne ha dato un grande esempio rifiutando l’imposizione dell’otto per mille in quanto ritiene che imporre a persone di altre fedi o ideologie atee di dare soldi ad una fede religiosa diversa dalla loro sia una violazione dei più elementari diritti di civiltà. 

LA DUALITA' DELL'EUTANASIA


 I mormoni credono nella santità della vita umana, per questo motivo si oppongono al quel tipo di eutanasia che è l’atto di mettere deliberatamente a morte una persona che soffre di una condizione o malattia incurabile. Un simile atto deliberato pone fine alla vita immediatamente mediante, ad esempio, il cosiddetto suicidio assistito. Porre termine alla vita in tal modo è una violazione dei comandamenti di Dio.
Nell'Antico Testamento viene citato il caso di un suicidio assistito: quello di Saul (2 Samuele 1 : 6-10): un soldato uccide Saul su sua richiesta; ma David in seguito condanna quel soldato a morte per omicidio.

I mormoni non ritengono invece che permettere a una persona di morire per cause naturali staccando dal paziente i mezzi artificiali che la mantengono in vita, come nel caso di malattie a lungo termine, rientri nella definizione omnicomprensiva di eutanasia. Quando la morte quale conseguenza di una malattia o un incidente è inevitabile, dovrà essere considerata una benedizione e una parte dell’esistenza eterna con un suo preciso scopo. I mormoni non si sentono obbligati a prolungare questa vita mediante il ricorso a mezzi irragionevoli. La loro Chiesa sostiene che queste decisioni possono essere prese al meglio dai familiari dopo aver ricevuto consigli medici saggi e competenti e dopo aver chiesto la guida divina mediante il digiuno e la preghiera.

Pertanto si all’eutanasia per porre fine al prolungamento ingiustificato della vita realizzato con mezzi artificiali e no all’eutanasia intesa come atto di suicidio assistito.

IL MATRIMONIO: UN'ISTITUZIONE CHE RIGUARDA TUTTI


 

Il costante dibattito pubblico sul matrimonio tra persone dello stesso sesso ha suscitato nei giornalisti, nel pubblico in genere e nei membri della Chiesa molte domande relative alla posizione dei mormoni sulla questione del matrimonio in particolare e sull’omosessualità in generale.
Si tratta di qualcosa di molto più grande della semplice domanda se la società debba essere o meno più tollerante rispetto allo stile di vita omosessuale. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una pressione incessante in tal senso, da parte di sostenitori di questo stile di vita, affinché fosse accettato come normale ciò che effettivamente non lo è, e definiti, coloro che non lo approvano, “persone dalla mente ristretta”, “bigotte” ed “irragionevoli”. Tali sostenitori sono veloci nel fare appello alla libertà di parola e di pensiero per quanto concerne loro stessi, e altrettanto veloci nel criticare coloro che hanno una visione diversa dalla loro e, se possibile, nel tentare di zittirli, ponendo loro l’etichetta di “omofobici”. In almeno un Paese dove gli attivisti omosessuali hanno ottenuto grandi concessioni, abbiamo persino visto il pastore di una chiesa essere minacciato di arresto, per aver predicato dal pulpito che il comportamento omosessuale è immorale.  Il matrimonio è qualcosa di più di una questione sociale — sostanzialmente potrebbe essere una prova della nostra più elementare libertà di religione insegnare ciò che sappiamo che il nostro Padre in cielo vuole che insegniamo.
Iniziamo col dire che, tanto la distinzione tra sentimento o inclinazione da una parte, quanto il comportamento dall’altra, sono molto chiare. Non è peccato avere determinate tendenze, ma lo è il cedere ad esse. La tentazione non è qualcosa di eccezionale, tutti, se pur in modi diversi, ne siamo soggetti: persino il Salvatore fu tentato.
Il Nuovo Testamento afferma che Dio ci ha dato dei comandamenti, la cui osservanza è possibile a ciascuno. È affermato infatti in 1 Corinzi capitolo 10, versetto 13: “Niuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; or Iddio è fedele e non permetterà che siate tentati al di là delle vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscirne, onde la possiate sopportare”.
È importante comprendere che l’omosessualità non è un nome che descrive una condizione, ma è un aggettivo che descrive dei sentimenti o un comportamento. Tutti hanno delle prove da affrontare. Non solo oggi l’omosessualità è comune nella nostra società, ma le è stato persino conferito un carattere politico. In realtà, essa è invece solo una delle innumerevoli difficoltà con cui gli uomini e le donne si trovano a dover lottare; bisogna incoraggiare le persone a cercare l’aiuto del Salvatore per resistere alla tentazione e astenersi da quel comportamento del quale prima o poi dovremo pentirci.
Viviamo in una società impregnata di sessualità e, forse proprio a causa di questo, è più difficile ora, per una persona, guardare agli altri aspetti che la caratterizzano, anziché al proprio orientamento sessuale ed allargare le proprie vedute, andando oltre questo orientamento, cercando di trovare gratificazione nei molti altri aspetti del proprio carattere, della propria personalità e della propria natura. Non c’è alcun dubbio sul fatto che l’orientamento sessuale sia sicuramente una caratteristica principale di ogni individuo, ma non è l’unica.
È fondamentale essere consapevoli della realtà che i sentimenti omosessuali sono controllabili. Forse esiste una tendenza o predisposizione a questo tipo di sentimenti che può essere una realtà per alcuni e non per altri, e da tali predisposizioni nascono i sentimenti, i quali possono essere controllati, fino ad eliminare la tentazione. Se invece diamo ascolto a tali sentimenti, questi aumenteranno la forza della tentazione. Se cediamo alla tentazione, ci rendiamo colpevoli di un comportamento immorale.
Questo schema si applica anche ad una persona che desideri ardentemente ciò che appartiene a qualcun’altro e sia fortemente tentata di rubare, così come a coloro che sviluppino una predilezione per l’alcol, o a una persona molto irascibile che scelga di cedere alla collera e tale sentimento può degenerare in un comportamento immorale e illecito.
Qui non si sta parlando di una prova eccezionale, ma di una condizione comune della vita terrena. Non capiamo esattamente il “perché” o il grado delle inclinazioni o predisposizioni, ma ciò che sappiamo esattamente è che i sentimenti e il comportamento possono essere controllati. La linea del peccato si trova tra i sentimenti e il comportamento. La linea della prudenza si trova tra la predisposizione e i sentimenti. Dobbiamo tenere a freno i sentimenti e cercare di controllarli, per evitare di trovarci in una situazione che ci condurrà ad un comportamento immorale.
Penso che una delle grandi sofisticherie del nostro tempo consista nell’affermare che un individuo che ha un’inclinazione a fare qualcosa, debba inevitabilmente agire in base a essa. Come ci ha rivelato il Signore, ciò è contrario alla nostra stessa natura: ci è stato dato il potere di controllare il nostro comportamento.

No, non accettiamo il fatto che le condizioni che impediscono alle persone di raggiungere il loro destino eterno siano “innate” senza che vi sia alcuna possibilità di poterle controllate. Ciò è contrario al Piano di Salvezza ed è contrario alla giustizia e alla misericordia di Dio. Va contro tutti gli insegnamenti del vangelo di Gesù Cristo, che dichiarano la verità. Infatti le Scritture affermano che con o tramite il potere e la misericordia di Gesù Cristo avremo la forza di compiere e superare ogni cosa, compresa la capacità di resistere alla tentazione in ogni sua sfaccettatura.    
Qui entra in gioco la nostra dottrina: la Chiesa non ha una posizione sulle cause di nessuna predisposizioni o inclinazioni, comprese quelle legate all’attrazione tra persone dello stesso sesso. Che sia l’indole o l’educazione è una questione scientifica su cui la Chiesa non prende posizioni.
Chi infatti può dire perché alcuni hanno un attrazione per lo stesso sesso? Ciò che conta veramente è sapere che possiamo controllare le nostre azioni ed il comportamento.   

Bisogna aggiungere un altro punto, che possiamo trovare in una recente dichiarazione della Prima Presidenza, che ha fatto una bellissima descrizione del nostro atteggiamento in merito a questo argomento: “La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni dimostra comprensione e rispetto per gli individui che sono attratti da persone dello stesso sesso. Ci rendiamo conto che possano sentirsi soli, ma deve anche esserci un riconoscimento di ciò che è giusto davanti al Signore”.

Ritengo che sia una dichiarazione esatta, il dire che alcune persone considerano i sentimenti di attrazione per lo stesso sesso come una realtà che definisce la loro esistenza. Vi sono anche persone che considerano come realtà il fatto che li definisce nativi di Roma o che sono state marines degli Stati Uniti; o che hanno i capelli rossi, o che sono i migliori giocatori di calcio che abbiano mai giocato in una squadra della loro scuola. Le persone possono adottare una caratteristica come elemento che definisce la loro esistenza e spesso queste caratteristiche sono fisiche. Abbiamo il libero arbitrio per scegliere quali caratteristiche ci definiscono; queste scelte non ci vengono imposte.
La realtà suprema che caratterizza ognuno di noi è che siamo figli di Genitori celesti e che siamo nati su questa terra per uno scopo e con un futuro divini. Un’opinione, qualsiasi possa essere, quando si contrappone a quella suprema realtà caratterizzante, diventa distruttiva e porta l’uomo verso un cammino sbagliato.
L’Espiazione di Gesù Cristo è abbastanza potente per far sì che una persona possa essere purificata, a condizione che lo voglia e si penta, abbandoni il proprio comportamento, anche se si tratta di un cammino certamente non facile. Diversamente, quel comportamento diventerà purtroppo un corso d’azione che indebolirà la sua capacità di pentirsi, offuscherà la sua percezione di ciò che è importante nella vita e alla fine, trascinerà l’individuo così lontano che non potrà più tornare. Se sceglierà di seguire quella via, noi dovremmo cercare sempre di aiutarlo a tornare sul cammino della crescita.

Mi riferisco al cambiamento prima in difesa della via del Signore e poi in difesa dello stile di vita della persona che è in errore, sia davanti a Lui che davanti agli altri. La via del Signore è proprio quella di amare il peccatore condannando il peccato, cioè dobbiamo continuare ad aprire la nostra casa, il cuore e le braccia ai nostri figli, pur senza approvare il loro modo di vivere, evitando però di colpevolizzarli verbalmente. È altrettanto essenziale che i genitori evitino di prendere le difese del proprio figlio, poiché così facendo non lo aiutano di certo e ciò invece porterà quasi sicuramente entrambi lontano dalle vie del Signore.
Il matrimonio non è né una questione di posizione politica, né una questione di politica sociale. È stato istituito dal Signore stesso. Per i mormoni è l’unica istituzione che viene celebrata solennemente tramite l’autorità del Sacerdozio nel Tempio e trascende questo mondo; essa ha un’importanza profonda ed è una dottrina fondamentale del vangelo di Gesù Cristo, e va ad adempiere lo scopo stesso della creazione di questa terra. Una persona difficilmente può leggere la prima pagina della Genesi senza notarlo molto chiaramente; esso non è un’istituzione che l’umanità possa manomettere, e men che meno possono farlo coloro che operano solo per i propri scopi. Agli occhi del Signore il matrimonio tra persone dello stesso sesso non esiste: il comportamento omosessuale è e sempre rimarrà un peccato abominevole davanti al Signore, e il chiamarlo con un altro nome, in virtù di qualche definizione politica, non cambia questa realtà.

Il matrimonio tra un uomo e una donna è chiaro negli insegnamenti biblici dell’Antico come del Nuovo Testamento. Qualsiasi persona che cerchi di distruggere quel concetto sta similmente andando contro ciò che Gesù stesso ha affermato.

Il concetto che “ciò che succede a casa tua non influisce su ciò che succede nella mia”, riguardo all’istituzione del matrimonio, potrebbe essere l’ultima sofisticheria di coloro che sono a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso.
In termini laici ciò ha invece un effetto profondo su chiunque altro, perché ciò che succede nella casa in fondo alla strada influisce davvero su ciò che accade nella mia e su come viene trattata. Insinuare che davanti a questi millenni di storia, alle rivelazioni di Dio e all’intero esempio umano essi abbiano il diritto di ridefinire l’intera istituzione per tutti quanti è estremamente presuntuoso e terribilmente sbagliato.
Un altro punto da precisare si trova in una domanda: perché due individui che convivono felicemente, entrambi impegnati uno verso l’altro, vorrebbero che la loro relazione fosse chiamata matrimonio? Prendendo in considerazione ciò che dicono di avere, perché vogliono aggiungervi lo stato legale del matrimonio? Cosa desiderano coloro che sostengono il matrimonio tra persone dello stesso sesso?
Vi sono certi aspetti del matrimonio — quali alcune conseguenze legali e sociali e alcune legittimità — che, se concessi ad una qualche relazione oltre a quella del matrimonio tra un uomo e una donna, tenderebbero a degradare, se non a distruggere, l’istituzione che è stata rispettata per migliaia di anni.
Inoltre, se le persone vogliono legalizzare una relazione particolare, dobbiamo stare attenti del “perché” questo tipo di relazione sia stato disapprovato per millenni. Improvvisamente c’è un appello alla legalizzazione, così che due persone dello stesso sesso possano sentirsi meglio con sé stesse. Questo punto è fin troppo palese.
Poniamo il caso di una persona che si guadagni da vivere con una condotta illegale, però non si senta a suo agio nel farlo (potrebbe essere un ladro di professione o qualcuno che vende un servizio illegale o qualsiasi altra cosa). Cosa facciamo? Andiamo e legalizziamo il suo comportamento, perché ella viene discriminata a causa delle sue scelte professionali, o forse perché non si sente bene riguardo a quello che fa e vuole avere un riconoscimento per “sentirsi a posto”, oppure vuole perché il suo comportamento venga legittimato agli occhi della società o della sua famiglia? Ritengo che la risposta sia che non si legalizzano dei comportamenti per queste ragioni, a meno che non siano animate da motivazioni molto convincenti a essere avanzate al fine di apportare un cambiamento alla situazione presente.
Questo è qualcosa su cui la nostra dottrina ci richiede semplicemente di far sentire la nostra voce e che affermi con franchezza: “Ciò non va bene; non è giusto”.
Nella società possono esistere innumerevoli tipi diversi di collaborazione o unioni che non sono relazioni tra persone dello stesso sesso e che offrono alcuni diritti su cui non abbiamo nessuna obiezione. Detto questo… possono esserci talvolta alcuni diritti specifici che, se venissero accordati alle relazioni di tipo omosessuale, ci preoccuperebbero non poco. L’adozione è il primo che mi viene in mente, semplicemente perché questo è un diritto che è stato storicamente e dottrinalmente associato in modo molto stretto al matrimonio e alla famiglia. Faccio riferimento all’esempio dell’adozione solo perché essa ha a che fare con la nascita e la crescita dei figli. I nostri insegnamenti, così come sono stati espressi recentemente da apostoli e profeti viventi con un contenuto dottrinale molto completo nel Proclama sulla famiglia, sono che “i figli hanno il diritto di crescere in una famiglia composta da un padre e una madre”.
Alla fine, la strada più saggia per qualsiasi persona afflitta dall’attrazione per lo stesso sesso, è quella di sforzarsi di ampliare il proprio orizzonte oltre l’orientamento sessuale e di provare a vedere la propria persona nel suo insieme. Se fossi una delle persone afflitte dall’omosessualità, dovrei cercare di vedermi in un contesto molto più ampio… di vedermi come un figlio di Dio con i propri talenti, qualsiasi essi possano essere, sia intellettuali, che musicali o atletici, o di compassione verso gli altri. Il vedersi in uno scenario più vasto può essere loro di grande aiuto per un cambiamento.
Più una persona riesce a guardare oltre l’orientamento sessuale, più felice e completa sarà la sua vita. La peggior cosa possibile per ognuno di noi — qualsiasi siano le nostre tentazioni o le nostre tendenze terrene — è quella di fissarci su di esse ed indugiarvi. Quando questo avviene, non solo rinneghiamo tutte le altre buone qualità che ci caratterizzano, ma l’esperienza insegna che ci sarà una maggiore probabilità che alla fine cederemo alla tendenza.
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NOTE:
I concetti espressi in questo articolo sono stati estrapolati da un intervista televisiva fatta a due Autorità generali della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.

mercoledì 2 gennaio 2013

LA TECNOLOGIA DEI MORMONI


Utah: il più elevato tasso d'istruzione
Alla fine del secolo scorso i quotidiani e i periodici di economia hanno ampiamente riferito sui successi ottenuti dallo Utah, lo Stato in cui c’è ancora la più alta concentrazione di membri della Chiesa. Queste pubblicazioni dichiarano che i mormoni hanno «un patrimonio di valori all‘antica, e hanno davvero realizzato il grande sogno americano» (New York Times, 15 settembre 1991, pag. 1).
Un articolo diceva testualmente: «Se, come scrisse una volta Karl Marx, la religione è l‘oppio dei popoli, nello Utah è invece un‘anfetamina. Grazie in gran parte all‘influenza della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, lo Utah è diventato l‘invidia dei suoi vicini» (Time, 29 luglio 1991, pag. 22).
In un‘altra rivista, Business Week, si leggeva: «Lo Utah è in testa alla classifica. Tra i cinquanta Stati, lo Utah ha il tasso di istruzione più elevato, la popolazione più giovane, la più alta percentuale di studenti che arrivano alla maturità, la più alta percentuale di persone che vanno all‘università; è al nono posto in percentuale per il numero dei laureati, la popolazione con la più alta media di scolarizzazione, il più alto tasso di natalità, il più basso tasso di mortalità; è al quarto posto per la durata media della vita; è tra i tre Stati con minore incidenza di cancro, uno degli Stati con minori malattie cardiache; ha il più basso consumo di alcool, il più basso consumo di tabacco, la più breve durata dei ricoveri ospedalieri, la popolazione più sana e il miglior governo statale» (Business Week, 16 dicembre 1991, pag. 118).

Utah: il migliore Stato per affari e carriere
Lo Stato Americano dello UTAH, lo stato dei mormoni gode oggi, grazie anche al tasso di istruzione sopra richiamato, di un primato molto significativo: nel 2011 una delle riviste specializzate più prestigiose (Forbes) ha eletto questo Stato come il "Migliore Stato per fare Business".
I punti di forza dello Utah includono costi energetici inferiori del 31% rispetto la media nazionale e una crescita dell'occupazione in media dello 0,6% negli ultimi cinque anni, in confronto alla media negativa dello 0,6% di tutti gli Stati Uniti dal 2005. La Corporate Tax dello Utah al 5% è ben al di sotto di quella di Stati confinanti quali Arizona, Idaho e New Mexico. Lo Utah si è classificato sesto in un nuovo studio sulle imposte che analizza, in ogni Stato, il carico delle imposte sulle imprese rispetto a diverse industrie e settori.
Forbes fa notare che classifiche come questa attirano imprese di diversi settori e da tutti gli Stati Uniti. Aziende come Procter & GambleITTHome Depot e Boeinghanno annunciato quest'anno progetti di espansione nello Utah.
"Le aziende sono anche molto attratte dalla crescita demografica dello Utah, una delle più veloci degli Stati Uniti, che offre una manodopera fiorente. Lo Utah ha un'economia giovane e dinamica con un settore high-tech vibrante," ha detto Mark Zandi, Chief Economist di Moody's Analytics.
Nessuno Stato può eguagliare la performance costante dello Utah grazie alle tecnologie del web. Le aziende tecnologiche vedono lo Utah come un radar, in alternativa alla California dove i costi aziendali sono maggiori del 10%.   
           
Progetto Upstart: una visione illuminata
Lo Stato dei mormoni, Utah, vanta il record di uno Stato ufficialmente più connesso ad Internet in USA… ma non solo. È anche all’avanguardia per lo sviluppo educativo tramite Internet verso i bambini in età prescolare.

Infatti il Governo dello Stato dello Utah ha legiferato recentemente su un progetto volto a sviluppare le abilità scolastiche sulla PREPARATEZZA E PRONTEZZA (in inglese readiness) di bambini in età prescolare, al fine di raggiungere una maggiore eccellenza educativa.
Questo progetto, che si chiama "Upstart", persegue il seguente obiettivo:
- utilizzando ogni casa delle famiglie dei bambini in età prescolare, deve sviluppare un programma educativo tecnologico per realizzare una PREPARATEZZA E PRONTEZZA per un'eccellenza educativa.

 1) Più precisamente Upstart è stato creato per:
(a)  valutare l'efficacia di dare accesso a bambini in età prescolare, a casa, per l'istruzione interattiva personalizzata conseguendo col computer ed Internet una preparazione accademica per ottenere successo nella scuola.
     (b) verificare la fattibilità di realizzare una casa-base di curriculum in lettura, matematica e scienze conseguita dal computer e da Internet per tutti i bambini in età prescolare.

 2) Per fare questo il Consiglio dell’istruzione dovrà stipulare un contratto con fornitori di tecnologie didattiche per la consegna di un programma di casa-base, realizzato con tecnologie didattiche per i bambini in età prescolare.
Il fornitore contraente dovrà soddisfare i seguenti requisiti e normative:
      (a) fornire assistenza per istruzioni ai bambini in età prescolare su un computer di casa collegato tramite Internet per un impianto centralizzato di archiviazione di file,
      (b) fornire supporto tecnico alle famiglie per l'installazione ed il funzionamento del software didattico,
     ( c) provvedere all'installazione di computer ed accesso ad Internet nelle case di famiglie a basso reddito, che non possono permettersi l'attrezzatura ed il servizio;
    (d) avere la capacità di fare quanto segue attraverso Internet:
-          tenere la comunicazione con i genitori;
-          mantenere l'aggiornamento del software didattico,
-          convalidare l'accesso degli utenti,
-          raccogliere dati di utilizzo,
-          tenere una memorizzazione dei dati di ricerca,
-          fare i reports per i genitori, le scuole, e il legislatore,
(e) il programma dovrà comprendere:  
- istruzione individualizzata assistita dal computer in lettura, matematica e scienza,
- iniziative a tutto raggio multisensoriale di lettura,
- una prova di lettura dal computer, convalidato e adattato, che non richieda la presenza di adulti addestrati per gestire un indicatore preciso di lettura sulla prontezza dei bambini che non sanno leggere,
 (f) avere la capacità di essere rapido ed efficiente nel modificare, migliorare e sostenere il prodotto,
(g) lavorare in collaborazione con il personale scolastico del distretto, che fornirà assistenza tecnica ed amministrativa al programma,
 (h) sollecitare le famiglie a partecipare al programma fornendo loro una formazione e motivandole ad utilizzare regolarmente il software didattico.
     Progetto Broadband Utah: allargare la partecipazione
Non solo più dell'80 per cento delle famiglie nello Utah ha attualmente accesso ad Internet, ma lo Stato sta anche lavorando attivamente per rendere Internet a banda larga disponibile anche nelle zone rurali. I benefici economici tangibili della disponibilità di Internet sta stimolando lo Stato dello Utah a continuare l’accesso alla banda larga sempre di più in tutto il suo territorio. 

Il Broadband Utah è il nome ufficiale del progetto che cerca di espandere la banda larga affidabile a tutti i cittadini in Utah.

"Altri Stati con progetti come questo sono realizzati da terzi, oppure potrebbero essere realizzati da una università o da qualcosa del genere, ma abbiamo deciso di farlo in quest'ufficio perché ci siamo resi conto dell'importanza di accesso ad Internet per le imprese", ha detto Tara Thue , un project manager dell'ufficio del Governatore dello Sviluppo Economico. "Sappiamo che senza infrastrutture moderne, non solo di acqua ed energia elettrica, ma anche di infrastrutture a banda larga, non aiuterà le aziende che si rivelino utili a questo stato."

"Con la raccolta di dati sulla disponibilità della banda larga in tutto lo Stato, speriamo di indirizzare il servizio alle zone che attualmente non hanno alcun accesso alla banda larga", ha detto Thue. "Stiamo trovando aree che sono attualmente completamente sotto-servite dalla banda larga, e stiamo lavorando con i fornitori per mettere la banda larga in quelle zone."

Infatti, mentre la maggioranza dello Stato ha accesso ad Internet ad alta velocità, ci sono ancora aree che soffrono di scarsa connessione ad Internet.
Per esempio Woodland Hills è una comunità povera appena a sud di Spanish Fork espansa fino alle montagne. I fornitori di servizi Internet hanno evitato l'installazione della banda larga in Woodland Hills, in passato, perché la comunità è a molte miglia di distanza dalle città che sono più collegate, ad esempio Provo o Spanish Fork. Senza la banda larga queste popolazioni rurali e povere non arrivano da nessuna parte.

Il Governatore Gary Herbert (1) dello Stato dello Utah ha condiviso i suoi sentimenti sugli sforzi Utah per ampliare la disponibilità di Internet.
"Sono entusiasta di sostenere il Progetto Broadband Utah, che è importante perché fornirà una mappa chiara per valutare le aree non servite o scarsamente servite nello Stato", ha detto Herbert in una citazione che appare sulla banda larga Utah Progetto webstie. "Questa è un'altra pietra miliare in una serie di tappe per rafforzare le opportunità di sviluppo economico in Utah, non solo nelle nostre zone rurali, ma in tutto l'intero Stato."

Lo Utah sta diventando la “Silicon Slopes”
Non c'è dubbio che il futuro per le aziende tecnologiche in Utah sia luminoso.
Mentre la California è chiamata la “Silicon Valley” (la valle del silicio) lo Utah sta diventando la “Silicon Slopes” (le piste del silicio).
Le aziende in Utah sono alla ricerca di chiunque abbia una laurea in tecnologia informatica o di settori affini. Chi cerca un posto di lavoro in questo settore in Utah può consultare il sito http://siliconslopes.com (2).
Questo Stato è tra i migliori negli USA per la crescita dei posti di lavoro tecnologici.
Nel 2011 i lavoratori del settore tecnologico sono saltati da 65000 a 75000.
In realtà, Inc. Magazine sostiene che lo "Utah è diventato l'epicentro della 'Inc. 500 aziende private Fastest-Growing’ negli ultimi anni". Attualmente sono oltre 5.200 le aziende IT e Life Sciences dello Stato che creano posti di lavoro altamente remunerativi.
Nella cittadina di Lehi si può guardare in ogni direzione e vedere che le gru punteggiano l’orizzonte.
Infatti il Governatore ha annunciato una significativa espansione dei posti di lavoro delle due società; una è la AtTask che è forte nel settore hardware e la seconda è la Adobe che è un leader mondiale nello sviluppo di software nel settore grafico.
Queste grandi società si muovono insieme ad altre aziende informatiche e alle relative tecnologie. La AtTask integra la tecnologia dei social media con il software di gestione aziendale.
Glen Mella, che ha appena avviato una società di software, dice che non c’è concorrenza per i lavoratori qualificati. Gli ingegneri sono particolarmente richiesti. Le retribuzioni sono a sei cifre.
Nei prossimi cinque anni altre migliaia di posti di lavoro saranno creati in Utah.

Ma nella Silicon Slopes non aumentano solo i posti di lavoro dipendente ma anche abbinamenti con iniziative in proprio. Un esempio per tutti è quello di Davide Durazzani che afferma:
“Lo spirito di iniziativa e la mentalità fortemente orientata al business che pervadono questo settore in Utah, ti stimola ad abbinare il lavoro dipendente con iniziative in proprio. Grazie a questo ambiente io ho potuto abbinare questi due aspetti del lavoro.”
La sua storia è iniziata in Italia (nato nel 1980 a Pordenone) dove ha conseguito il diploma di Perito Elettronico & Telecomunicazioni all’ I.T.I. Malignani di Udine.
Per due anni ha servito una missione a Sidney in Australia per la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, prendendo padronanza della lingua inglese il che gli ha permesso poi di laurearsi in Elettronica alla Brigham Young University di Provo (Utah), specializzandosi in comunicazioni digitali wireless avanzate. Con questa specializzazione è stato in grado di progettare e costruire dispositivi per decifrare dati in tempo reale a distanza, usati nei missili nel settore della difesa, collaborando con la base Aereonautica Edwards in California. Sempre alla Brigham Young University ha conseguito anche una laurea minore in Matematica.
Visto la crescita esponenziale di tecnologia mobile, durante i suoi ultimi anni di studio, Davide iniziò a sviluppare software per compagnie locali. Divenne poi partner a i.TV dove sviluppò un software per dispositivi portatili, che nel giro di qualche mese rese possibile alla compagnia di acquisire milioni di utenti negli USA e a livello internazionale.
Durante quel periodo Davide sviluppò prodotti e prototipi innovativi su piattaforme mobili per compagnie nel settore televisivo di alto livello, tra le quali, MTv, NBC, ABC, Viacom, FOX, Disney etc....
Dopo il successo di i.TV, Davide fu incaricato di sviluppare un prodotto simile per AOL, con sede a New York. Il prodotto fu sponsorizzato per settimane sulla prima pagina di iTunes (Apple). 
Nel 2011 Davide lavoro’ a stretto contatto con i 12 Apostoli della Chiesa di Gesu’ Cristo dei Santi degli ultimi giorni per creare un prototipo software su piattaforma mobile di cui i 12 hanno bisogno. Il prototipo e’ stato creato esclusivamente per i 12 apostoli al momento, e se la Chiesa lo ritterra’ opportuno, verra’ rilasciato al pubblico in futuro. Nel 2012 gli vennero offerte diverse posizioni in Sillicon Valley come capo sviluppatore software anziano. Nonostante cio’ decise di restare nello Utah visto la grande espansione tecnologica che tale Stato sta subendo.
Davide adesso dirige una squadra di Ingegneri software nel settore mobile nel sviluppare un prodotto innovativo che ha il fine di abilitare organizzazioni finanziarie internazionali a risparmiare milioni di dollari al mese.
Nel 2010 Davide si e’ dedicato nel campo imprenditoriale prendendo un prodotto già esistente e innovandolo in modo da poterlo utilizzare nel settore mobile. Dopo quasi due anni di ricerche di mercato, manovre legali, brevetti e preparazioni business logistiche, la compagnia fondata da Davide e il suo socio dà lavoro a più di 20 persone e sta ricevendo ordini a livello internazionale. Finanziatori di grande livello hanno investigato la compagnia e investito grandi cifre per contribuire alla crescita. Negli ultimi mesi l’uso di questo prodotto si sta espandendo anche al di fuori del settore mobile con ottimi risultati.
Durante il suo lavoro a tempo pieno e la sua compagnia, Davide fa anche da consulente software per compagnie negli USA.

Lo Utah sta valorizzando anche il settore del “Mobile Slopes”

Ogden

Nella cittadina di Ogden, a nord di Salt Lake City, tutti gli anni si tiene un'importante conferenza nel settore della telefonia mobile, la “MobileSlopes Mobile App Conference”, dove dirigenti, imprenditori, e gli sviluppatori che stanno costruendo il futuro dei contenuti nelle applicazioni della telefonia mobile affrontano presentazioni dei componenti chiave di sviluppo, di marketing, e di monetizzazione per telefoni, cellulari e tablets.

La conferenza offre un forum per gli sviluppatori per dimostrare le loro applicazioni al pubblico della conferenza, un laboratorio in cui i partecipanti possono incontrarsi one-to-one con gli sviluppatori e gli imprenditori professionisti, e la possibilità di rete all'interno della vasta comunità delle applicazioni mobili. 

Questa conferenza è un evento straordinario per lo Utah per dimostrare anche i suoi servizi di alta classe. Infatti l’iscrizione a questo evento prevede il pernottamento al Marriot Hotel, una giornata gratuita di sci allo Snowbasin Resort o una giornata al The Junction - Ogden Open Village per uno stile di vita all'aria aperta, con paracadutismo indoor, surf, arrampicata, numerosi ristoranti di alta cucina, e altro ancora.

Non solo piste di telefonia mobile… ma anche business di servizi.



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NOTE
(1) Gary Richard Herbert (nato il 7 Maggio 1947) è il diciassettesimo e attuale Governatore dello Stato dello Utah. Dopo aver servito come Vice Governatore sesto Utah 2005 al 2009, assunse il governatorato l'11 agosto 2009, a seguito delle dimissioni di Jon Huntsman Jr., che è stato nominato Ambasciatore degli Stati Uniti alla Repubblica popolare cinese dal presidente Barack Obama .
 Herbert è stato eletto per servire la restante durata del mandato in una speciale elezione nel 2010.
Herbert è nato da Paul e Carol Peters in American Fork, in seguito è stato adottato dal suo patrigno, Duane Barlow Herbert. Il Governor Herbert è cresciuto a Orem, Utah. Si è laureato e poi ha servito una missione di due anni per la Chiesa LDS nella Missione degli Stati dell'Est.
 E 'sposato con Jeanette Snelson Herbert, hanno sei figli e tredici nipoti.
Herbert ha servito per sei anni come membro della Guardia Nazionale dell'Esercito Utah, diventando un sergente. Dopo il suo tempo nella Guardia Nazionale, ha fondato una società immobiliare, Realtors Herbert and Associates, nonché un servizio di assistenza all'infanzia: The Connection Kids.

(2) http://siliconslopes.com è stato concepito allo scopo di promuovere la comunità tecnologica in crescita dello Utah. SiliconSlopes fornisce risorse e una banca dati gratuita per le aziende di tecnologia, per le persone, gli investitori e le organizzazioni associate allo Stato dell'Utah. SiliconSlopes distribuisce anche un manifesto annuale che rappresenta visivamente la tecnologia e la scienza della vita industriale in Utah.
Gli obiettivi della SiliconSlopes sono:
* Aumentare la consapevolezza per le grandi iniziative in corso in Utah
* Reclutare talenti che restino a vivere in Utah 
* Aumentare gli investimenti in tecnologie per le aziende locali

martedì 3 luglio 2012

I GAULOI DEI MULEKITI



I luoghi e gli avvenimenti


Chi era Mulek?
   Oltre a Lehi e alla sua famiglia (vedi il capitolo “La cocca di Nefi”) ci fu una seconda colonia di Ebrei che fuggì da Gerusalemme per recarsi nella terra promessa, si tratta del popolo di Mulek. Mulek era uno dei figli di Sedechia re di Giuda, che al tempo della morte violenta dei suoi fratelli e delle crudeli torture inflitte a suo padre per ordine del re di Babilonia era un infante. Comunque la colonia prese il suo nome, probabilmente per il suo riconosciuto ed ereditario diritto alla guida: furono infatti denominati “mulekiti”. Così, al popolo dei Giarediti proveniente dalla torre di Babele, alla stirpe di Manasse, tramite Lehi e a quella di Efraim, tramite Ismaele andò ad aggiungersi, sul continente americano, anche la stirpe di Giuda, tramite i Mulekiti.
   Le Sacre Scritture ci dicono che i discendenti di questa colonia furono scoperti dai Nefiti ai tempi di Mosia; essi si moltiplicarono, ma non avendo le Scritture che potessero guidarli, caddero in uno stato di tenebre spirituali. I Mulekiti si unirono ai Nefiti e la loro storia a questo punto si fonde con quella della nazione più grande; i Nefiti dettero il nome di “Terra di Mulek” a una parte del Nord America.

Considerazioni sul tipo di natante
   Non abbiamo alcuna descrizione di come fossero realizzate le navi dei Mulekiti pertanto possiamo fare solo delle ipotesi. Ma qualsiasi ipotesi che noi possiamo fare deve tener conto di due considerazioni di fondo:
1)     I Mulekiti non avevano con sé le Sacre Scritture, il che dimostra che avevano una fede molto labile, questo era un popolo senza guida divina. Rilevato questo ne consegue che essi avevano difficoltà ad avere rivelazioni da Dio tali da costruire navi innovative che potessero sostenere un viaggio motivato per uno scopo specificatamente divino.
2)     I Mulekiti avrebbero potuto costruire o acquistare navi secondo la conoscenza della tecnica marinara dei loro tempi e con tecniche e materiali reperibili in loco.

   Siamo nel 589 a. C. e per la costruzione delle navi di quell’epoca si utilizzavano due tecnologie prevalenti: una per le navi di papiro e l’altra per le navi in legno.

Considerazioni sulle navi di papiro.
   Il leggendario esploratore norvegese Thor Heyerdah, famoso per le sue avventure del Kon-Tiki, nella sua ricerca sulle navi di papiro fa rilevare che gli Indiani Americani, al tempo della loro scoperta da parte degli Europei, costruivano delle grandi navi di papiro, identiche a quelle usate sul Nilo dagli antichi Egizi. Egli aveva infatti scoperto che queste navi erano state in uso nel Messico al tempo della sua scoperta; che venivano usate in zone diverse del Mediterraneo, dalla Mesopotamia all’Egitto, tra le isole della Grecia ed in Sardegna, sino alle coste atlantiche del Marocco.
   La pianta che veniva usata per queste imbarcazioni era il Cyperus papyrus che si trova anche nel lago Hula in Israele, ora prosciugato.
   Secondo Thor Heyerdah le navi di papiro erano dei buoni natanti, altrimenti quei popoli non le avrebbero mai costruite, e certamente non avrebbero continuato a costruirle per secoli e per millenni.
   Inoltre egli fa notare che gli Egiziani facevano incurvare verso l’alto entrambe le estremità dell’imbarcazione, la forma adatta per viaggiare negli oceani.
   Contrariamente a quanto si possa pensare, da un punto di vista strutturale, erano anche delle buone navi grazie alla loro elasticità.

Considerazioni sulle navi di legno.
   All’inizio gli egiziani costruivano le loro imbarcazioni in legno con legni di acacia e di fico sicomoro che crescevano spontanei nel loro territorio. Ma già nel 2650 a. C. essi facevano arrivare i tronchi di cedro dalla costa fenicia, l’attuale Libano. Un antico scriba egiziano  elencando le opere del faraone Senefru scrisse, infatti, che ben 40 navi, ognuna lunga 56 metri, andarono a prelevare questi tronchi di cedro. E’ sorprendente che nel 1954 sia stata ritrovata, sepolta sotto la piramide di Cheope (2500 a. C.), un’imbarcazione in legno di cedro lunga 43,6 metri e con una larghezza di 5,7 metri e con una stazza di 94 tonnellate! Aveva una grande vela quadrata e lo scafo aveva una costruzione a guscio, cioè prima veniva costruito il fasciame e poi venivano inserite le strutture interne. Le tavole venivano cucite fra loro da un filo che passava attraverso dei fori praticati nelle tavole stesse.
   Per evitare la deformazione dello scafo su questa nave appare un grosso cavo che corre da poppa a prua impedendo così alle estremità dello scafo di inarcarsi e di rompersi urtando contro le onde marine. Un ulteriore rinforzo era dato da una sorta di imbragatura dello scafo composta da due cavi che correvano intorno al fasciame superiore e che venivano tenuti in forza da un terzo cavo che passava fra essi a zig zag.
   Sulle mura del tempio di Deir el-Bahari ci sono dei graffiti dove sono raffigurate delle navi veloci che mostrano l’alto grado di perfezione raggiunto dai costruttori di questa tipologia navale egiziana: grandi vele molto larghe, con un boma che può essere orientato a seconda del vento e ben sopraelevato rispetto alla coperta.
   Questa tecnologia, molto adatta per navi veloci, stava diventando però sempre più obsoleta per le navi adibite ai commerci. Anche in Egitto iniziarono a comparire navi più adatte per andare per mare e con maggiori capacità di carico. Queste navi erano realizzate con chiglia che irrobustiva lo scafo in senso longitudinale e le costole che davano robustezza al fondo consentendo di fissare il fasciame. Furono i fenici ad adottare per primi questo modo di costruire le navi. Anche gli egiziani cominciarono ad utilizzare sempre di più questo tipo di nave chiamata dai greci gauloi a causa della rotondità della loro carena che, con il loro rapporto di 4 a 1 tra lunghezza e larghezza, garantivano la massima stabilità nelle intemperie assieme ad un’ottima capacità di carico. Il termine fenicio era golah da cui probabilmente deriva il termine italiano goletta.

Conclusioni.
   Essendo a quei tempi la tecnologia delle navi in legno il trend evolutivo nella costruzione delle navi che dava maggior affidabilità nella navigazione oceanica e permetteva di sfruttare meglio sia le caratteristiche di stivaggio sia la manovrabilità della nave stessa, ritengo che non ci fosse motivo di utilizzare navi di papiro.
   Il fatto che gli indiani americani utilizzassero navi costruite con il papiro non vuol dire che i loro avi siano arrivati sul nuovo continente con tali natanti. Visto che le navi, ancora nel 2650 a. C., venivano costruite in legno, questi popoli potevano benissimo utilizzare per la traversata oceanica, nel 589 a. C., le navi di legno e non di papiro. È possibile che essi, provenendo poi da luoghi dove si conosceva la tecnologia del papiro abbiano, una volta insediatisi nei nuovi territori, utilizzato questa loro esperienza per realizzare natanti più consoni alle paludi, laghi e fiumi.
   Inoltre, delle famose ed ottime navi fenici se ne parlava, a quei tempi, anche nella Bibbia e la colonia dei giudei, detti Mulekiti, non potevano non esserne consapevoli. Nella Bibbia si legge:

“O Tiro, tu dici: Io sono di una perfetta bellezza. Il tuo dominio è nel cuore dei mari; i tuoi edificatori t’hanno fatto di una bellezza perfetta; hanno costruito di cipresso di Senir (monte Hermon) tutte le tue pareti; hanno preso dei cedri del Libano per fare l’alberatura delle tue navi; han fatto i tuoi remi di quercia di Bashan (alture del Golan), han fatto i ponti del tuo naviglio d’avorio incastonato in larice, portato dalle isole di Kittim (Cipro). Il lino fino d’Egitto lavorato a ricami, t’ha servito per le tue vele e per le tue bandiere.” (Ezechiele 28:3-7)
   Faccio notare che Ezechiele scrisse queste parole in un periodo che va dal 592 a.C. al 570 a. C., pertanto nello stesso periodo storico della partenza della colonia dei Giudei da Giuda.

   I Mulekiti, pertanto, possono benissimo aver acquistato le navi dai Fenici ed averle pagate come dice la Bibbia:

“Giuda e il paese d’Israele anch’essi trafficano teco, ti danno in pagamento grano di Minnith, pasticcerie, miele, olio e balsamo.” (Ezechiele 27:17).

Le navi dei Mulekiti
   È ragionevole pensare che la colonia dei Mulekiti utilizzasse navi in legno. Queste navi potevano essere benissimo delle navi onerarie (dal verbo onerare che vuol dire gravare, caricare) cioè navi mercantili chiamate Gauloi, dalla parola fenicia “gal” che significa tondo, ed avevano i fianchi arcuati (fig. 54).



   Queste navi erano lunghe normalmente tra i venti e i trenta metri e larghe tra i quattro e i sette metri, avevano un pescaggio di circa un metro e mezzo, analogo all’altezza della fiancata emersa.
   La carena, fortemente convessa, era protetta in tutta la parte sommersa, da una copertura di lamine di piombo, assicurato al fasciame con chiodi di rame, bronzo o anche di ferro. Questo rivestimento impediva la marcescenza e l’attacco da parte delle teredini, parassiti che forano il legno. Tra tale rivestimento ed il fasciame veniva disteso uno strato di bitume, grazie al quale si rendeva stagna la nave. La chiglia era estroflessa e tondeggiante e terminava a prora con la ruota e a poppa con il dritto, entrambi molto arcuati e leggermente rientranti.
   La linea di galleggiamento, che rappresentava anche la linea di massima espansione della nave, era accentuata da un trincarino estroflesso che, oltre a irrobustire il fasciame, serviva a parare i bordi. Sopra il trincarino e separata da un breve tratto di fasciame, era sistemata la soglia che rappresentava l’estremo limite del ponte di coperta e l’origine del parapetto, anch’esso, come del resto tutto il fasciame, composto in prevalenza da corsi disposti longitudinalmente, accostati di taglio e calafatati secondo il sistema “latino”.
   All’interno dello scafo, i corsi del fasciame erano appoggiati e imperniati con cavicchi alle ordinate, sulle quali, a loro volta, si appoggiavano i dormienti. Sovrapposto ai dormienti inferiori e a copertura della sentina, era sistemato un pagliolo. Tra la carena e il pagliolo era situata la zavorra, costituita da schegge di pietra.
   La parte inferiore della stiva poteva servire per l’immagazzinamento delle provviste e dell’acqua potabile. La parte più alta della stiva, con l’aggiunta di appositi tramezzi, poteva essere utilizzata come zona per i passeggeri.
   Al di sopra della stiva era il ponte di coperta. A poppa e a prua si ergevano il cassero e il castello. Il ponte di coperta e il cassero erano forniti di un parapetto normale, posto a continuazione del fasciame.
   Aveva un solo albero verticale, a volte sormontato da una coffa, con un pennone brandeggiabile sul quale veniva fissato l’unico mezzo di propulsione che era la vela di lino detta quadra anche se in realtà era più larga che alta. Le manovre correnti erano costituite da una o più drizze, che servivano a issare il pennone, e da un certo numero di caricamezzi che servivano a imbrogliare e a bordare la vela. Si poteva prendere il vento passando da andature a fil di ruota fin quasi di traverso.
   La poppa terminava con un motivo decorativo a spirale, mentre nella parte anteriore la prua era ornata con una testa di cavallo.
   In basso, sopra la linea di galleggiamento, vi erano disegnati due grandi occhi.
   La direzione della nave veniva data per mezzo di un remo di governo, che non era applicato all’estrema poppa bensì su uno dei suoi lati, prevalentemente quello di sinistra.
   L’ancora poteva essere in pirozenite e di forma trapezoidale.

Provviste
   Ovviamente, come viveri, i Mulekiti certamente avranno stivato animali vivi da macellare all’occorrenza, pesce conservato sotto sale, frutta secca, cereali, olio, acqua, vino, ecc.
   Come contenitori, a quei tempi, si usavano i pithoi che erano delle grandi giare da trasporto senza maniglie.
   Venivano usati anche canestri in fibra vegetale, e in parte intessuti con fibre graminacee, chiusi con bordo di legno cucito a sacco e ricoperti di pece all’interno.
   Certamente nella lista degli alimenti non sarà mancato il garum (molto usato dai romani) che era una salsa di pesce ottenuta dalla fermentazione di alcuni pesci ad opera dei loro stessi enzimi e in presenza di sale in funzione antisettica. Questo era un condimento altamente proteico ed è stato per molto tempo l’ingrediente principale della cucina antica.


La rotta possibile


La rotta
   Verso il 589 a .C. la colonia dei Mulekiti partì da Gerusalemme e dopo aver attraversato l’oceano sbarcò sulla costa settentrionale del continente americano.
   Il loro viaggio ebbe prima un itinerario via terra: da Gerusalemme essi attraversarono il deserto passando per l’Egitto e la Libia per poi arrivare al porto di Cartagine che si trovava sulla costa Nord dell’attuale Tunisia. Questa città fu fondata dai coloni fenici (814 a.C.) provenienti da Tiro (fig. 55).



   I fenici, favoriti dall’ubicazione logistica di Cartagine allargarono la loro influenza sul Mediterraneo controllando la Sardegna, Malta, le isole Baleari, parte della Sicilia ed avevano anche colonie in Spagna. Nel periodo in cui arrivarono i Mulekiti, Cartagine era il più importante centro commerciale del Mediterraneo occidentale.
   Con le loro navi i cartaginesi, navigando nell’oceano atlantico, arrivarono lungo la costa Africana, fino alla Sierra Leone e a nord raggiunsero la Cornovaglia. Pertanto i Mulekiti poterono acquistare, a Cartagine e non a Tiro, navi fenice in grado di solcare l’oceano e questa opportunità che Cartagine dava loro era forse la motivazione che invece di utilizzare il porto di Tiro (molto più vicino), li portò a camminare nel deserto per raggiungere il porto africano.
   Si presume che la navigazione dei Mulekiti sia iniziata verso il mese di Marzo in quanto i fenici, per motivi climatici, usavano navigare nel periodo che va da Marzo ad Ottobre.
   Da Cartagine, dove si imbarcarono, navigarono nel Mediterraneo fino a superare lo stretto di Gibilterra per poi seguire i venti verso sud e le correnti delle Canarie e quindi, grazie ai venti alisei, verso ovest fino ad entrare nel golfo del Messico e a sbarcare sulla costa settentrionale.
   L’orientamento veniva garantito tramite l’osservazione della costellazione dell’Orsa minore allora nota anche come “Stella Fenicia”.
   La velocità di queste navi non andava oltre i tre nodi; equivalendo un nodo ad un miglio nautico, cioè a 1852 metri, la velocità massima raggiungibile era di 5,55 Km/ora. Se consideriamo che i Mulekiti abbiano tenuto una velocità media di circa 1,5 nodi/ora (circa 2,8 km/ora) il loro viaggio, nel tratto via mare, è possibile sia durato non meno di circa 200 giorni e pertanto essi poterono approdare sul nuovo continente verso Ottobre.
   Questa fuga da Gerusalemme dei Mulekiti mi riporta alla memoria le recenti traversate degli Albanesi nel mare Adriatico per raggiungere l’Italia stipati all’inverosimile su fatiscenti peschereggi. Molto probabilmente i Mulekiti non navigarono su navi nuove e, contrariamente agli Albanesi, dovevano anche stivare molti viveri data la lunghezza del loro viaggio. Questi tempi lunghi di traversata portava loro anche il grande pericolo di malattie ed epidemie per cui certamente non tutti quelli che sono partiti ebbero la possibilità di vedere la nuova terra.

I Mulekiti nella civiltà Olmeca
   I Mulekiti erano sbarcati nell’America centrale verso l’anno 585 a.C. senza avere con sé le Sacre Scritture che riportavano la loro storia, la loro lingua e la loro religione. Ricevettero però la cultura dei Giudei verso il 200 a.C. da altri discendenti della tribù di Giuda: cioè dal popolo di Zarahemla (Nefiti), guidato dal re Mosia (Omni 1:14). Questo permise loro di recuperare la loro religione originaria e di integrarla con la loro specifica storia di cui avevano memoria direttamente, cioè l’eccidio da parte dei Babilonesi dei figli di Sedechia, re di Giuda, che li aveva portati in questa nuova terra.
   A testimonianza di tutto questo, oltre alle similitudini religiose che si trovano nella deità dei popoli del Centro America come quella rappresentata da Quetzalcoalt, si ergono gli archeologi che conoscono il contenuto del Libro di Mormon. Essi ravvisano infatti in maniera sorprendente la storia dell’eccidio dei figli di re Sedechia (Geremia 52:10) in due rappresentazioni scultoree degli Olmechi, che si trovano al Museo La Venta di Villahermosa, Tabasco, Messico (figure 56 e 57).




Post tratto dal libro "il geo-cristianesimo" di Piero Durazzani